L’autunno visto dal treno

Culla pensieri e pene, il treno. Ci pensa l’autunno ad avvolgerli di malinconia, nonostante il sole che si alza pigro su cime di faggi rossicci.

La brina biancastra esala fumi brumosi, fumi che insinuano abbracci non richiesti sul mondo dormiente, infestandolo di silenzi contemplativi e accettazione del fato.

Vorrei allungare la mano e posare le dita sulla foglia arrugginita dal sole, i polpastrelli che scivolano sulle gocce di mattino a spezzare il bagliore cangiante dello spettro colori… Un gesto inutile in una giornata qualunque.

La tela del ragno scintilla di luce, il cavallo espira nebbia da narici carezzevoli, l’alba è lenta, il treno veloce, la meta vicina, ma sempre sbagliata.

Annabelle Lee

La primavera vista dal treno

C’è una bella pace nel guardare fuori da un finestrino. Il paesaggio scorre mai uguale, alberi, radure, colline morbide e tanta primavera, mille verdi mondi dispiegati a vista d’occhio e non basta la vista per abbracciarli tutti, e non basta l’attimo per accarezzare il risveglio. Una foschia mattutina si dirada poco a poco come un mistero mai del tutto svelato mentre al di sotto splende la primavera.

Il mio viaggio si snoda fra foreste di cerri e roverella, alberi con foglie nuove di un verde crudo che si accontentano di essere lì, a completare semplicemente la tavolozza dei verdi. Grossi castagni dalla chioma foltissima hanno perso già i loro fiori come candele e il fogliame di un verde deciso sembra intendere di non aver tempo da perdere, devono produrre, loro, non perdersi in vanesi spettacoli primaverili!

Lungo i binari, l’imperterrito sambuco s’impunta a crescere, delicato e ostinato, infastidendo gli operai ferroviari che combattono la sua invadenza, impermeabili dinanzi al suo fascino e poco più su, arrampicate su dorsi di collina, le grandi querce non temono niente, facendo scudo a giovani acacie già sfiorite. Si toccano le chiome, si mischiano i verdi, le cupe edere avvinghiano i tronchi, c’è tanta vita, il mondo va avanti nonostante il mondo. Qui e là, dei meli tardi trattengono il bianco dei loro fiori, tenere macchie di bianco nei verdi della primavera, come se non fossero ancora pronti a diventare grandi.

Ma ecco il re dei verdi, Sua Maestà il pino! Quello marittimo è altissimo e snello, non vuole immischiarsi, veglia sul mondo ma è relegato al bosco mentre lui brama il mare. Guarda lontano, oltre le cime dei compagni, oltre le colline, la primavera lo sfiora appena, i suoi aghi sono perenni, la sua alterigia bellissima. C’è anche qualche larice, spaesato e fuori luogo, un abete douglas che cerca ancor l’inverno, ma sopra ogni cosa, esotico e narciso, il pino nero giapponese. Intorno a lui c’è il vuoto, la sua chioma scura impedisce altre vite, lui basta a se stesso e spicca in ogni dove, se c’è una bellezza, allora è tutta sua! Ma la primavera non lo sta a sentire, lei posa il bello ovunque e ovunque c’è una primavera c’è anche un futuro.

Tutto questo se viaggiate su un treno nella natura. Se invece attraversate cupe gallerie metropolitane non vi resta che leggervi un libro che parla di primavera. O questo articolo.

Annabelle Lee