La solitudine è una bella compagnia

A chi piace essere solo? Vero: ogni tanto, magari, stare lontani da tutti aiuta a schiarirsi le idee, essere lasciati in pace per qualche ora serve a ricaricare le batterie. Essere soli invece è tutt’altra cosa.

Generalmente la solitudine si percepisce come uno stato (sensazione?) opprimente che angoscia la vita di molti. L’idea di non avere qualcuno con cui condividere i momenti, la mancanza della possibilità di confronto, l’assenza di un consiglio o, semplicemente, il fatto di non poter ridere insieme (a qualcuno?) – tutto molto destabilizzante.

Ma ogni medaglia ha due facce. E così ogni realtà. Salvo forse che la facce sono molte di più (o, per meglio dire, le sfaccettature).

La solitudine ha il pregio della libertà. Elemento di gran lunga trascurato quando si è accecati dal “dolore” dell’essere persi in sé stessi. Invece quando non lo si è, si spreca molto tempo nel pensare (segretamente): “se solo potessi fare questo o quello” “se solo non fossi costretto ad andare…” e via dicendo. La solitudine offre la libertà di decidere su un piatto d’argento. Ah, non stesso dicasi della capacità di farlo!

La solitudine ha il pregio della conoscenza. Come si può comprendere il mondo se non si conosce sé stessi? Queste frasi fatte vengono spesso snocciolate in giro, senza mai approfondire il loro vero senso, d’altronde siamo nell’era della velocità, del superficiale e dell’apparenza, a cosa vuoi che serva l’approfondire?! Non so, a non far finta di vivere, magari? Guardarsi dentro è spesso pericoloso e mai indolore, ma la solitudine permette di farlo gradualmente. Si può provare a capirsi o si può non capirsi senza fretta, specchiandosi in se stessi da tutte le angolature, senza la pressione di essere guardati e di dover indossare al volo la maschera meno peggio. In solitudine non ci sono maschere, né bugie.

La solitudine ha il pregio di essere eterna. Cosa che, guardata con gli occhi del disperato, è una terribile sfortuna. La verità è che non negli altri troveremo quello che manca in noi. C’è una solitudine primordiale nella nascita – e non starò qui a ricordarvi della morte –, così come c’è una perenne solitudine intrinseca in ognuno di noi, abbracciarla quindi può renderla solo più dolce.

Non è facile abbracciare la solitudine. Ma, se ci si riesce, il risultato è non essere più soli.

Annabelle Lee

Solo mai solo

Avete mai pensato a quanto sia solitario essere lettori? Ci si immerge in mondi sempre diversi e con compagnie non sempre raccomandabili. Sì, parlo dei lettori di thriller, gialli, horror e devo aggiungere anche fantascienza, poiché Orwell a me fece terrore.

Leggendo si viaggia, si studia, si cresce e si impara, ma si rimane soli.

Questo prezioso angolo di solitudine dovrebbe essere conservato come fosse un tesoro dal valore inestimabile.

Provate ad analizzare la vostra quotidianità: di corsa, tra le gente a parlare di lavoro o di altra gente; al telefono a parlare.

Si comunica con tutti, ci si può anche confrontare e misurare, si cresce anche così. Tuttavia per fare nostro tutto quel vociare, dobbiamo avere il tempo di farlo maturare.

Quando una mente indaffarata si ferma tra le pagine di un libro, respira.

Tutto ciò che è stato può riposare, sedimentare, volare via. Se il contenuto del libro intrattiene il nostro spirito, il tempo a esso dedicato permette a noi stessi di crescere.

La lettura non ci rende solo più colti, ma anche più consapevoli.

Indirettamente o direttamente.

A voi la scelta.

Giorgia