Il giusto equilibrio.

No, non so quale sia. Come cosa? Il giusto equilibrio, no?

È solo un titolo che funge da promemoria: Ricordarsi il giusto equilibrio! Ma del resto non so come si fa.

L’argomento di oggi è l’ambizione. Una caratteristica molto producente se si riesce a stare nel titolo. Altrimenti, da qualità diventa velocemente difetto. Uno non può mai stare tranquillo, lo so.

Guardandomi intorno – io no, non sono provvista di tale forza – noto che c’è una discreta campagna di supporto nel coltivare l’ambizione:

Se non smetti di lottare per quello in cui credi, alla fine ci riuscirai!

dicono

Restare focalizzati sui propri obiettivi ti avvicinerà a loro!

oppure

Non fermarti al primo ostacolo, continua a proseguire verso quello che sogni!

Tutto molto bello e giusto. Non fosse per quella piccola domandina che continua a girarmi in testa. Inseguire i sogni, centrare gli obbiettivi, raggiungere lo scopo – a che prezzo?

Non fraintendetemi, avere idee e lottare per realizzarle è sempre positivo. Il mio piccolo dubbio si palesa in quelle situazioni persino troppo comuni in cui l’obiettivo da raggiungere è talmente lontano o così ambizioso da richiedere non solo sacrifici, ma anche parecchi compromessi.

Quando sulla strada del successo si perdono pezzi di cuore.

Quando per arrivare in alto si calpestano i sentimenti.

Quando si è concentrati sulla meta e si perde il viaggio.

Quando si arriva lontano e si realizza che tutto quello che contava davvero è rimasto lontano.

Quando si raggiunge lo scopo e ci si rende conto che non era poi così importante.

Annabelle Lee

A Luisa

Di senso e di carne
è l’amore del sangue,
che è sangue del sangue
indefesso e sicuro.
Non ha cedimenti.
Non ha pentimenti.
Non cresce, non muore.
Inflessibile e ferreo
non chiede riscontri,
non lotta e non cede.
È il sangue che crede.
È un atto di fede.
Di sabbia e di vento
è l’amore del cuore,
che è cuore del cuore
che pensa e che sente.
Che corre, combatte,
che chiede, rincorre.
Si ferma, riparte.
Si chiede, risponde.
Si pente, si pente…
Ma poi si riprende.
L’amore del cuore,
che è cuore del cuore,
si apre all’eterno,
riscrive parole,
rifonda l’inferno,
affonda il banale,
e crea l’immortale.

Loredana Conti

Ogni giorno è San Valentino

Se vivi un amore vero, non hai bisogno di San Valentino.

Se vivi un amore vero, non sai nemmeno quando è San Valentino. Semplicemente non t’importa. Sei impegnato a coltivare il tuo sentimento, momento dopo momento, ogni momento. Perché l’amore non ha un giorno in cui deve essere ricordato. L’amore niente se ne fa della scatola di cioccolatini o della rosa rossa nel giorno in cui la TV o i social ci dicono che si fa così. L’amore vero non vuole attenzioni commerciali, né posare per uno scatto su Instagram, o cenare fuori perché è romantico.

L’amore vero è romantico ogni giorno, anche quando non lo è. È romantico quando chiama per sapere se deve prendere il pane o quando va a buttare l’immondizia, è romantico quando si premura di sapere se sei arrivato o se va tutto bene. Ed è romanticissimo quando lo fa dopo vent’anni dal primo San Valentino.

L’amore vero è attento ogni giorno, perché ogni giorno è amore.

Annabelle Lee

A volte è meglio la forchetta

Avete mai provato a far sciogliere in un liquido la polvere di cacao, di caffè, di orzo o di altre sostanze, con una forchetta invece che con un cucchiaio?

Se lo avete fatto avrete notato quanto sia più facile, più veloce, più efficace: la polvere gira attraverso i rebbi, ogni minuscolo granello si separa dai suoi fratelli e l’insieme diventa una perfetta bevanda saporita senza sorprese di grumi sgradevoli.

Farlo con il cucchiaio è più lungo e spesso meno definitivo (quante volte, dopo averlo usato, avete trovato coaguli densi sul suo bordo, o sul fondo del contenitore?).

Il cucchiaio va bene per la minestra, non per la miscelazione. Va bene per qualcosa di pronto, per qualcosa di già perfettamente amalgamato. Accoglie e raccoglie, non ha altre funzioni. Infatti, al contrario della forchetta, lo usiamo solo da un lato, quello concavo.

Bene, ma non desidero parlare di cucina. Desidero parlare di relazioni.

E allora: forchetta come metafora della conoscenza delle persone.

Più esattamente: della costruzione delle relazioni con le persone.

Accoglierle e viverle senza farle passare per il vaglio delle loro unicità, attraverso i “rebbi” del nostro ascolto attivo, aperto, libero, rischia di trasformarle in insiemi né uguali e né equipollenti, ma separati nel profondo, anche quando apparentemente congiunti.

Mischiati, ma non sufficientemente.

Unità a compartimenti stagni.

Lasciar fluire invece gli aspetti singoli delle persone con cui ci relazioniamo, pur non perdendo di vista la loro interezza, manifesta e non, sforzandoci a conoscere senza pregiudizi i loro pensieri più segreti, i loro sogni più arditi, le loro aspirazioni più nascoste, ci aiuta a trovare quegli incastri, quelle armonie, quelle affinità che consentono un’ottima cioccolata calda, senza la sorpresa sgradevole di un grumo amaro.

Loredana Conti