La magia dell’estate

Adoro l’estate. In autunno divento malinconica e assente vivendo nel suo ricordo, in inverno bramo gelata il suo odore, in primavera assaporo l’attesa come un amante che conta i giorni che lo dividono dall’amata.

Ma poi l’estate arriva. Generalmente, arriva sempre. E io torno a vivere. Peccato che, insieme a me, torna a vivere anche il popolo dei vacanzieri. Orde di gente si riversa sulle spiagge, cavallette in ciabatte invadono le città, ciclisti in gruppi da cinquanta pedalano sudanti su vie a senso unico. E fin qui… Il problema è solo mio che non sopporto la gente.

Non illudetevi. Ci sono per tutti i gusti, ci riguardano tutti. E non solo.

Ci sono quelli che fumano e sotterrano le cicche sotto la sabbia, perché si sa che lì spariscono miracolosamente.

Quelli che si ungono con creme e oli antisole a buon mercato creando sull’acqua una patina oleosa di venti metri intorno a loro ogni volta che si fanno il bagno.

Quelli che, dopo una giornata al lago, si lavano con shampoo e bagno doccia. Nel lago. Perché l’igiene è importante.

Quelli che pensano che i braccioli mezzi sgonfi del pargolo non serviranno più e li lasciano per ricordo in spiaggia.

Quelli che si rinfrescano di birra e vogliono partecipare alla decomposizione del vetro abbandonando le bottiglie in giro. Perché ci mette più di 2000 anni a scomparire ed è bello far parte della storia.

Quelli che sputano le gomme per terra. Perché se la mangi è biodegradabile.

Quelli che fanno le passeggiate nei boschi e incidono i loro nomi sugli alberi. Perché è importante conoscere i nomi dei cretini.

E la lista continua. Ebbene, a tutti questi voglio dire una cosa:

Tranquilli, i vostri sforzi saranno ripagati. Un domani i vostri figli nuoteranno nella plastica — che vi era tanto cara — e respireranno a pieni polmoni polveri sottili. Perché l’estate arriva. Arriva sempre.

Annabelle Lee

La primavera vista dal treno

C’è una bella pace nel guardare fuori da un finestrino. Il paesaggio scorre mai uguale, alberi, radure, colline morbide e tanta primavera, mille verdi mondi dispiegati a vista d’occhio e non basta la vista per abbracciarli tutti, e non basta l’attimo per accarezzare il risveglio. Una foschia mattutina si dirada poco a poco come un mistero mai del tutto svelato mentre al di sotto splende la primavera.

Il mio viaggio si snoda fra foreste di cerri e roverella, alberi con foglie nuove di un verde crudo che si accontentano di essere lì, a completare semplicemente la tavolozza dei verdi. Grossi castagni dalla chioma foltissima hanno perso già i loro fiori come candele e il fogliame di un verde deciso sembra intendere di non aver tempo da perdere, devono produrre, loro, non perdersi in vanesi spettacoli primaverili!

Lungo i binari, l’imperterrito sambuco s’impunta a crescere, delicato e ostinato, infastidendo gli operai ferroviari che combattono la sua invadenza, impermeabili dinanzi al suo fascino e poco più su, arrampicate su dorsi di collina, le grandi querce non temono niente, facendo scudo a giovani acacie già sfiorite. Si toccano le chiome, si mischiano i verdi, le cupe edere avvinghiano i tronchi, c’è tanta vita, il mondo va avanti nonostante il mondo. Qui e là, dei meli tardi trattengono il bianco dei loro fiori, tenere macchie di bianco nei verdi della primavera, come se non fossero ancora pronti a diventare grandi.

Ma ecco il re dei verdi, Sua Maestà il pino! Quello marittimo è altissimo e snello, non vuole immischiarsi, veglia sul mondo ma è relegato al bosco mentre lui brama il mare. Guarda lontano, oltre le cime dei compagni, oltre le colline, la primavera lo sfiora appena, i suoi aghi sono perenni, la sua alterigia bellissima. C’è anche qualche larice, spaesato e fuori luogo, un abete douglas che cerca ancor l’inverno, ma sopra ogni cosa, esotico e narciso, il pino nero giapponese. Intorno a lui c’è il vuoto, la sua chioma scura impedisce altre vite, lui basta a se stesso e spicca in ogni dove, se c’è una bellezza, allora è tutta sua! Ma la primavera non lo sta a sentire, lei posa il bello ovunque e ovunque c’è una primavera c’è anche un futuro.

Tutto questo se viaggiate su un treno nella natura. Se invece attraversate cupe gallerie metropolitane non vi resta che leggervi un libro che parla di primavera. O questo articolo.

Annabelle Lee