Le famose sconosciute. Sarla Thakral

Questa storia è tanto breve quanto straordinaria. Ci troviamo nell’India degli anni ’30, le donne stanno cercando di ottenere pari diritti, il mondo va veloce e così anche la nostra eroina, Sarla Thakral.

Nata a Delhi nel 1914, a sedici anni sposò P. D. Sharma, pilota proveniente da una famiglia di lunga tradizione di aviatori. In questo contesto, Sarla vide l’opportunità di provare la libertà del volo. Sostenuta dal marito e dal suocero, si iscrisse al Lahore Flying Club e, a soli 21 anni, prese la licenza di volo. Ho un pensiero quasi romantico per quel marito che spinge questa donna che era solo una ragazza a solcare i cieli e a provare l’ebbrezza del volare in un mondo così chiuso.

Già madre di una figlia di quattro anni, lei non si fece minimamente influenzare dai pregiudizi, dall’ambiente unicamente maschile o dalla sua giovane età e proseguì dritta verso quelli che erano i suoi obbiettivi: diventare pilota di linea commerciale.

Avvolta in un grazioso sari, Sarla salì nel cockpit di un Gypsy Moth, un biposto inglese, e prese il volo, diventando non solo la prima donna indiana a volare in solitaria, ma anche l’immagine dell’emancipazione, simbolo di coraggio e fiducia in sé stessi.

Dopo aver conseguito più di 1000 ore di volo, Sarla proseguì nel suo cammino – o forse meglio dire volo – per prendere il brevetto di pilota commerciale, quando, nel 1939, suo marito morì, schiantandosi con il suo aereo. Vedova a 24 anni, con due figlie e la Seconda Guerra Mondiale alle porte, la nostra eroina dovette reinventarsi.

Abbandonò i suoi sogni di volare e ne creò degli altri: si iscrisse alla Mayo School of Arts dove si diplomò per poi intraprendere una carriera imprenditoriale. Insieme alle figlie si trasferì a Delhi dove incontrò il suo secondo marito che sposò nel 1948. Diventò una business woman di successo dedicandosi a disegnare e vendere sari, creare gioielli, ma anche a dipingere e disegnare.

“Credo nel fare le cose con le mie mani. Non spreco tempo, non dormo di pomeriggio, semplicemente lavoro. (…) Mi piace concludere le cose. (…) Ho un semplice motto: essere sempre felici e gioiosi. L’uomo ha questa fantastica capacità di gioire e ridere, è molto importante non perderla mai. Questo mio unico motto mi ha aiutata ad attraversare tutte le intemperie della vita.”

Sarla Thakral morì nel 2008, lasciandoci la semplicità del suo pensiero sussurrato sempre col sorriso. Ma anche il coraggio, l’intraprendenza e la caparbietà di una donna che non voleva dimostrare niente a nessuno.

Annabelle Lee

Eroine Silenziose

Eroine. Donne che hanno, in qualche modo, mutato il corso degli eventi.

Pittrici che hanno lottato per essere riconosciute e, anche se non ce l’hanno fatta, non hanno smesso di credere in ciò che facevano. Artemisia Gentileschi, una delle tante.

Scrittrici costrette a scrivere sotto pseudonimo maschile solo per riuscire a farsi leggere. Scartate a priori se qualcuno avesse pensato che dietro a cotanto talento ci fosse stata una donna. Harper Lee, le sorelle Brönte e molte altre.

Ingegneri e scienziate specializzate nei ranghi più disparati, che hanno decriptato codici, dato vita a nuove tecnologie, scoperto e sviluppato teorie e teoremi tutt’oggi noti, salvato vite, studiato virus e relative cure. Rita Levi Montalcini, chi non la ricorda?

Insegnanti, studiose di ogni genere, operaie, mamme, medici.

Donne che hanno cambiato la storia, che sono arrivate a noi, che con le loro lotte si sono distinte.

Ci sono anche altre donne.

Eroine silenziose, che hanno salvato vite, cambiato il corso degli eventi e che hanno dimostrato, ancora una volta, la forza insita in un qualcuno che il mondo ha relegato in un angolo etichettando il contenitore: femmina, sesso debole…

Nessuno le conosce.

Qualche nome emerge a seguito di ricerche estenuanti.

Eppure sono importanti.

Come la donna che salvò un luminare dai rastrellamenti tedeschi, permettendogli di essere il padre del Centro Grandi Ustionati e uno dei fondatori del CTO (Centro traumatologico Ortopedico).

Come la madre che donò midollo osseo e un rene per salvare il figlio.

Come la donna che lottò per i diritti delle lavoratrici.

Come ognuna di voi, che ogni giorno combatte, ogni giorno tenta di vincere una guerra contro i pregiudizi, le mentalità sempre troppo antiche e le esigenze di un mondo che senza di lei diverrebbe vecchio e morente, ma con lei non sa come esistere.

Giorgia