Il giusto equilibrio.

No, non so quale sia. Come cosa? Il giusto equilibrio, no?

È solo un titolo che funge da promemoria: Ricordarsi il giusto equilibrio! Ma del resto non so come si fa.

L’argomento di oggi è l’ambizione. Una caratteristica molto producente se si riesce a stare nel titolo. Altrimenti, da qualità diventa velocemente difetto. Uno non può mai stare tranquillo, lo so.

Guardandomi intorno – io no, non sono provvista di tale forza – noto che c’è una discreta campagna di supporto nel coltivare l’ambizione:

Se non smetti di lottare per quello in cui credi, alla fine ci riuscirai!

dicono

Restare focalizzati sui propri obiettivi ti avvicinerà a loro!

oppure

Non fermarti al primo ostacolo, continua a proseguire verso quello che sogni!

Tutto molto bello e giusto. Non fosse per quella piccola domandina che continua a girarmi in testa. Inseguire i sogni, centrare gli obbiettivi, raggiungere lo scopo – a che prezzo?

Non fraintendetemi, avere idee e lottare per realizzarle è sempre positivo. Il mio piccolo dubbio si palesa in quelle situazioni persino troppo comuni in cui l’obiettivo da raggiungere è talmente lontano o così ambizioso da richiedere non solo sacrifici, ma anche parecchi compromessi.

Quando sulla strada del successo si perdono pezzi di cuore.

Quando per arrivare in alto si calpestano i sentimenti.

Quando si è concentrati sulla meta e si perde il viaggio.

Quando si arriva lontano e si realizza che tutto quello che contava davvero è rimasto lontano.

Quando si raggiunge lo scopo e ci si rende conto che non era poi così importante.

Annabelle Lee

Perché leggiamo e la trigonometria (che è un pretesto…)

Periodicamente qualcuno sui social chiede: perché leggete?
Le risposte in genere sono molto diverse tra loro. Tra quelle che ho letto la più divertente (a mio parere, forse perché la condivido) è stata: per vizio.
Il vizio della lettura esiste, ne sono la prova vivente.
Io ho vere e proprie crisi d’astinenza quando per qualche motivo non posso leggere.
Sogno trame, immagino righe nere su fogli color avorio, mi sorprendo a compitare con attenzione qualsiasi cosa abbia l’aspetto di “parola scritta”, foss’anche una tavola trigonometrica di cui , poi realizzo, non ho capito una virgola. O un simbolo. Ma è scritta. Quindi è desiderabile, attraente, sirenica.
Tutti sintomi della dipendenza da sostanza stupefacente, no? E stupefacente, la lettura, lo è davvero.
Ma da dove nasce questo vizio? E qui mi aiutano le altre risposte: voglia di evadere dalla realtà, desiderio di rispecchiarsi in personaggi di fantasia, ricerca di verità alternative, ricerca di sé stessi, ricerca di qualcun altro.
Ricerca della bellezza. Della bellezza che abbellisce chi la incontra.
Ricerca di cultura reale, innovativa, eterna. Evolutiva.
Ma certo mai, nonostante la diffusa offerta, ricerca di sottocultura involutiva (e mi si perdoni la celia. O il sarcasmo. O il dispiacere).
E voi, perché leggete?

Loredana Conti