Solo mai solo

Avete mai pensato a quanto sia solitario essere lettori? Ci si immerge in mondi sempre diversi e con compagnie non sempre raccomandabili. Sì, parlo dei lettori di thriller, gialli, horror e devo aggiungere anche fantascienza, poiché Orwell a me fece terrore.

Leggendo si viaggia, si studia, si cresce e si impara, ma si rimane soli.

Questo prezioso angolo di solitudine dovrebbe essere conservato come fosse un tesoro dal valore inestimabile.

Provate ad analizzare la vostra quotidianità: di corsa, tra le gente a parlare di lavoro o di altra gente; al telefono a parlare.

Si comunica con tutti, ci si può anche confrontare e misurare, si cresce anche così. Tuttavia per fare nostro tutto quel vociare, dobbiamo avere il tempo di farlo maturare.

Quando una mente indaffarata si ferma tra le pagine di un libro, respira.

Tutto ciò che è stato può riposare, sedimentare, volare via. Se il contenuto del libro intrattiene il nostro spirito, il tempo a esso dedicato permette a noi stessi di crescere.

La lettura non ci rende solo più colti, ma anche più consapevoli.

Indirettamente o direttamente.

A voi la scelta.

Giorgia

Arriva prima la parola o l’immagine?

Arriva prima la parola o l’immagine?

Me lo chiedo spesso, mentre scrivo. Non riesco a trovare una risposta di senso compiuto.

Perché?

Perché, come in aritmetica, anche se cambio l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
Ci sono giorni in cui resto aggrappata a un’immagine, a una situazione che la mia mente blocca: un fermo immagine o un semplice scatto fotografico, e le parole fluiscono di conseguenza seguendo i contorni, identificando i colori e cogliendo le sfumature emotive da essa scatenate.

Cosa diventano allora quelle parole?

Diventano scrittura.

Se dietro alla scrittura ci sono anche lo studio, la cultura e la passione, si crea letteratura. O per lo meno la base per diventarlo.

All’inverso, invece?

Quando sono le parole a uscire  per prime in cerca della giusta immagine da legare a sé. Quando sembrano voler dipingere un quadro o immortalare un istante o disegnare un sogno.

In quel caso la scrittura diventa arte e con essa sublima la bellezza stessa della parte inconscia dell’uomo. L’animo ha un linguaggio proprio per comunicare al mondo e con il mondo, e per farlo utilizza i canali terreni, pratici che servono alla nostra parte mortale per comprendere l’immortalità.

L’animo umano mescola il verbo, il tatto, la vista, l’udito e il gusto per creare arte, bellezza ed eternità.

La musica, la scrittura, la cucina, la pittura e la scultura sono espressioni che l’essere vivente dotato di intelletto può comprendere; se abilmente mescolate riescono ad arrivare alla sfera meno tangibile e più profonda.

Attraverso questo linguaggio non descrivibile, ma vivibile, possiamo comunicare tra noi, con noi e per sempre.

Le barriere spazio-temporali vengono abbattute, le limitazioni intellettive disgregate, le emozioni condivise, i respiri sincronizzati e le diversità… annullate.

Io non arrivo a tanto, ma ho scoperto talenti che riescono a raggiungere un livello così elevato senza nemmeno rendersene conto. Sono armi potenti per diffondere qualcosa di buono che potrebbe corrodere il brutto, il male e l’odio. Tutto ciò che divora e annienta l’essere umano.

Sono menti sovversive che dilatano i secondi e carpiscono emozioni solo per farle brillare, e quella luce illumina anche il buio, quel bello sana il marcio e la vita diventa un sogno realizzato e non più un’idea incastrata tra pensieri ridondanti e ripetitivi.

Quindi, cari lettori, guardatevi attorno. Anche nel cemento può nascondersi un piccolo seme portato dal vento.

E quel seme potrebbe diventare un bellissimo albero secolare.

Giorgia Golfettogerm-59159

La bellezza ci salverà

Ho deciso di intitolare così il primo articolo “ufficiale” di questo blog. È un onore scrivere qui, è un onore scrivere, scrivere parole, parole, parlare parole. È pieno il mondo di scrittori – volevo dire “gente che scrive”-, è pieno il mondo di parole e che fare quando queste sono troppe? Tante volte sono troppe: quando non dicono niente, quando dicono ma non fanno, quando dicono, fanno, ma fanno male.

La bellezza ci salverà. Ogni tanto scrivo questo pensiero nei miei aforismi, a volte lo spero e di rado ci credo. Tuttavia non può essere diversamente, il finale deve essere questo per il semplice motivo che, se non sarà la bellezza a salvarci, chi lo farà? No, non rispondete. La domanda è retorica e la retorica a poco serve.

Ci sono tanti modi per intendere la bellezza. Il tramonto aranciato e poi subito viola e gli azzurri, tanti azzurri irreali, come immaginarli senza vederli? Il taglio definitivo dell’orizzonte, il sole che non è sole, ma animo di bruciante fulgore; fermate il tempo, fermate il sole, i colori ora, per sempre… E poi un fiore, cos’è un fiore nella complessità del mondo: sfumature di giallo infinite, tante parole ma non abbastanza per descrivere il giallo di un fiore che è un po’ bianco e un po’ respiro, lo guardo, morbidi petali che racchiudono un mondo complesso… E poi ancora, un bambino che gioca, le palpebre socchiuse dell’amata, il mormorio del silenzio, la luce nel cielo di notte, il riflesso di giada nell’occhio del gatto che ronfa…

C’è bellezza nel mondo e noi siamo il mondo. Le parole aprono orizzonti ma non bastano per creare tramonti. Per immaginare tramonti è necessario capire le parole. Per vedere bellezza serve saper guardare. Al tramonto la bellezza resta indifferente, al gatto non importa dei riflessi misteriosi della giada attraversata dalla luce, al fiore non interessa delle sue infinite sfumature di giallo per le quali non sono state ancora inventate le parole e alle parole non serve essere poesia. Solo noi possiamo vedere bellezza, leggere bellezza, sentire bellezza ed è solo quando essa viene vista o letta o sentita, che diventa bellezza.

Apriamo i sensi, allora! Troviamo la bellezza, perché lei ci salverà.

Annabelle Lee

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ISPIRAZIONE o INSPIRAZIONE? Questo il dilemma.

Ci si perde. A volte capita di perdere la parola scritta.
Per una persona che ama scrivere, che lo fa per professione o per diletto è un bel guaio.

Ne siete sicuri?

Ieri cucinavo (sì, mi capita a volte) e non ero convinta di quello che stavo facendo: troppo sale, poco olio, ho dimenticato un ingrediente ed ero anche troppo sbadata per risolvere il problema semplicemente assaggiando il delizioso piatto.
Eppure cucino tutti i giorni, non mi manca l’esperienza né la fantasia di creare nuovi piatti, però, non ci sono riuscita. Ho messo sul piatto qualcosa che non era buono, che non s’avea da fare.
Così, davanti a quella cosa fumante, ho pensato che anche l’ispirazione può venire a mancare e che non è un male.

È necessaria per equilibrare desiderio e fame.

Il problema era la routine, il mettere la scrittura tra i vari impegni quotidiani. Perché prima o poi capita il black out e tutto si fa buio. Hai voglia di trovare la torcia quando non riesci a orientarti.
Ho preso il piatto insipido e l’ho cestinato.
Pane e formaggio hanno soddisfatto il mio palato, le mie mani e liberato la mia mente.
Mentre mangiavo, respiravo, pensavo ed ero rilassata.
Andava bene anche la semplicità del cibo salvacena, andava bene anche godersi la famiglia e le chiacchiere.

In poche parole, se l’ispirazione manca, non fa nulla. L’importante è continuare a inspirare ed espirare.

Il resto arriverà, portato dal vento e nel giusto momento.

Giorgia

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