Le famose sconosciute. Ada Lovelace

La Madre dell’informatica, Ada Augusta King, contessa di Lovalace, altri non era che – udite, udite – figlia di Lord Byron!

La stessa storia d’amore conclusa con un brevissimo matrimonio fra sua madre, Anne Isabella Milbanke (conosciuta come Annabelle), e il famoso poeta inglese è degna di un racconto a parte, se non di un libro o un film, ma qui ne accennerò solo brevemente, concentrandola sotto la mia amara conclusione:

“la sindrome da Crocerossina affligge le donne da sempre…”

Annabelle, nata e allevata da aristocratici genitori sposati per amore, cresce in un ambiente colto e raffinato, studia seguita da professori di Cambridge e si muove fra persone benestanti e dal futuro tracciato.

D’altro canto, George Byron proviene da una famiglia problematica, bullizzato a scuola per via di una gamba più corta dell’altra, diventa un adulto irascibile e avventato. Reso famosissimo dalla pubblicazione del suo poema epico Childe Harold’s Pilgrimage, tutti vogliono un pezzo di lui. Tutti tranne Annabelle, che non è minimamente interessata. I due si conoscono a un party e si frequentano da amici per un po’. O almeno è quello che lei continua a dire alla sua famiglia e, forse, anche a se stessa. Perché, come accenna la biografa Julia Marcus:

“La brava ragazza è determinata a salvare il cattivo ragazzo.”

Ovviamente si sa come finisce. Ma andiamo per ordine.

Dopo varie vicissitudini, i due finalmente si sposano, ma Byron un cattivo ragazzo lo è per davvero. Gira sempre con due pistole addosso, è pieno di rabbia e genio, prende il laudanum e beve troppo, minaccia Annabelle di morte e minaccia se stesso – a seconda dell’attimo -, frequenta altre donne e pessime compagnie.

Ada nasce appena in tempo per dover abbandonare la casa in cui vivono – ha poco più di un mese – e, insieme ad Annabelle, va a vivere nella casa dei nonni materni. Inutile dire che nel 19esimo secolo la separazione non era esattamente una passeggiata, per non parlare dell’astio che subì Annabelle da parte di tutti i fan di Byron che la accusarono di essere una fredda donna senza cuore e senza la capacità di comprendere il genio creativo di Byron. Persino i biografi e i critici letterari dipingono sua moglie in modo distorto e irrealistico, mentre un cattivo ragazzo resta un cattivo ragazzo. Anche se geniale.

Tornando ad Ada, non rivedrà più il padre, che morirà in Grecia qualche anno più tardi. Lei si rivela da subito una bambina prodigio, curiosa e piena d’inventiva. Affascinata dai macchinari, la piccola Ada disegna macchine volanti, studia l’anatomia degli uccelli, realizza uno studio documentato sulle abitudini del suo gatto, insomma ha mille interessi. E non è ancora dodicenne.

Annabelle, preoccupata (a ragione) che la figlia non segua le orme distruttive del padre, si prodiga moltissimo per assecondare le sue inclinazioni scientifiche. I tutori a cui viene affidata spronano Ada nello studio della matematica, materia per cui si dimostra particolarmente portata e quindi ci si dedica completamente. È lei stessa, in una lettera per suo marito di qualche anno più tardi a confessare che:

“Null’altro che un intenso e ravvicinato studio di materie di natura scientifica sembra tenere la mia immaginazione a freno, impedendole di galoppare selvaggiamente…”

Dopotutto, è sempre figlia di suo padre.

Tuttavia, i suoi tutori e professori temono che lo studio intensivo della matematica possa influire negativamente sul suo stato di salute, da sempre molto cagionevole. Ada è una bambina malaticcia, soffre di terribili mal di testa che le provocano l’abbassamento della vista intorno agli otto anni, a tredici resta paralizzata in seguito al morbillo e solo due anni più tardi tornerà a camminare con le stampelle.

Ma la madre continua a seguirla e sostenerla e in adolescenza viene affidata a Mary Somerville, autrice di testi universitari di matematica e traduttrice di testi nell’ambiente. È grazie a lei che Ada farà un incontro che la consacrerà come madre dell’informatica. Si tratta di Charles Babbage, scienziato che sta lavorando da tempo alla macchina analitica, un vero computer prima dei tempi.

Iniziò così una proficua collaborazione che, in un primo momento, vide Ada tradurre in inglese i lavori del matematico Luigi Menabrea, studi dedicati, appunto alla macchina analitica. Ma lei non si limitò solo a questo, studiò alternative e idee innovative, appuntando a margine del progetto varie note in cui mostrava la capacità di prevedere moltissime delle future applicazioni del computer.

Mentre Babbage si concentrava esclusivamente sul potenziale di calcolo della sua macchina, Ada si dimostrò molto più lungimirante, studiando un algoritmo che oggi viene riconosciuto come il primo programma informatico. Fu proprio basandosi sul lavoro di Ada Lovelace che Alan Touring mise le basi per costruire il primo moderno computer.

Molte delle sue ricerche non furono riconosciute o prese sul serio, anche se diversi matematici brevettarono studi basati sul suo lavoro, tuttavia Ada non si lasciò abbattere e continuò a studiare e a creare teorie persino dopo il matrimonio, lasciandoci immaginare che, se avesse vissuto ai nostri giorni, molto di più avrebbe potuto dare al mondo. Ebbe tre figli e morì a trentasei anni. Come suo padre.

Annabelle Lee

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...