Pretesti pretestuosi

Le feste sono da sempre un pretesto per fermarsi un istante e riflettere su cose su cui si dovrebbe riflettere ogni giorno – in un mondo ideale. O forse nel mondo ideale non ci sarebbe nulla su cui riflettere, dato che l’agnello cenerebbe insieme al lupo. Vegano. E le feste sarebbero per festeggiare, non per mangiare. O si festeggia mangiando? Mi sto allontanando dall’idea di fondo che già non è ben chiara.

Quello che intendo dire con queste povere parole sciorinate in un piovoso sabato mattina è diverso, non si tratta né di feste né di festeggiamenti, ve l’ho già detto, questo è solo il pretesto. Queste mere parole vogliono dire altro, vogliono esprimere una riflessione sul prossimo. Perché anch’io sono altri, anch’io rifletto per pretesti.

È una riflessione generica che parla di un prossimo generico, sconosciuto, invisibile. Non è un prossimo superstar, non ci hanno scritto best-seller di cui è protagonista, non c’è nessuno che s’inginocchia per lui rivolto alla Mecca e non è neanche un prossimo che levita meditabondo sopra le miserie del mondo.

Il prossimo di cui vi parlo è accanto a noi. È quello che, innumerevoli volte, è morto per qualcosa. È quello che, spesso, è morto per qualcuno. È quello che elemosina qualcosa. È quello che dorme in macchina. Quello che voleva salvare il mondo. È quello che voleva salvare la famiglia. Quello che vuole solo salvare il suo lavoro. Quello che è morto per lavoro. Quello che muore per fame. O per fame di libertà. Quello che vuole solo il suo pezzo di terra. Quello che non ha più una terra. È quello, tante vuole quello, che cerca una nuova terra. Ci sono tanti prossimi. E a volte, il prossimo siamo noi.

Altre volte siamo noi rispetto al prossimo. Noi, che non abbiamo tempo. Noi, che abbiamo altro da fare. Noi, che ci giriamo dall’altra parte. Noi, che chiudiamo gli occhi. Io, che ho bisogno di un pretesto per riflettere sul prossimo. Noi, che pensiamo sempre a noi.

Cosa siamo, dunque? Un Cristo o un Ponzio Pilato?

Annabelle Lee

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

2 pensieri su “Pretesti pretestuosi”

  1. Non è tutto oro quello che luccica.. Non è cosi negativo sentirsi un ” Ponzio Pilato”..Pilato è uno straniero, fa tutto quello che è in suo potere per salvare il prigioniero della cui innocenza è persuaso, ma per debolezza non riesce a opporsi fino in fondo. Eppure, nella sua fragilità, è uno dei protagonisti della storia della salvezza. Anzi, è proprio lui a mettere in moto la Redenzione. Non dimentichiamo che, al momento del processo, Pilato non è ancora un credente, ma un uomo normale. Onesto, sì, ma solo con se stesso. Si trova in una situazione impossibile e cerca di gestirla come meglio riesce».

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    1. Assolutamente. La domanda nasce per quella ragione: siamo quelli che, alla fine, guardano da un’altra parte?
      Ma, come già detto in altri commenti, è molto, molto più facile parlare di queste cose. Che agire.

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