La responsabilità dello scrittore

“La metà di ciò che scriviamo è dannosa, l’altra metà è inutile.

Henry Becque

La responsabilità dello scrittore – oggi

Cos’è questa storia? Non v’inventate niente, lo scrittore è già sovraccarico d’impegni, oberato di scadenze, stressato dall’editore, non ha bisogno d’altro, grazie.

Lo scrittore è impegnato a scrivere. Quando non ha il blocco dello scrittore, il gomito del tennista, o qualsiasi altra patologia da scrittore che gli impedisca di farlo.

Lui deve trovare nomi ai personaggi, deve trovare i personaggi, deve costruire una storia, darle un minimo di senso, oppure no, ma comunque una storia la deve buttare giù… O forse è alternativo, scrive cose senza storia, va bene lo stesso, l’avant-garde ha il suo perché, non restiamo fossilizzati in stili antiquati in cui tutto deve avere un inizio e una fine. Insomma, lasciamolo scrivere, creare.

“Lo scrittore scrive perché, in un mondo in cui la libertà è costantemente minacciata, si assume il compito di ribadire l’affermazione della libertà.”

Era Jean-Paul Sartre a dirlo in un opera ben più seria di questo articolo, intitolata “Le responsabilità dello scrittore”. Ah, la poca originalità è uno dei moltissimi problemi che affliggono lo scrittore prima di diventare scrittore, ma ne riparleremo un’altra volta. Promesso.

Ebbene, inutile girarci tanto intorno: lo scrittore ha la responsabilità delle sue azioni che, nel nostro caso, sono i suoi libri. O quello che scrive, insomma.

Non basta mettere parole in fila e credere di aver espresso il sentimento universale, non basta la rima per fare una poesia e neanche un libro per fare letteratura. Va bene, apprezziamo lo sforzo, grazie. Ma per scrivere serve ben altro. E anche parte di questo vasto “altro” è responsabilità dello scrittore.

La scrittura è come la semina: determina il futuro. Quel germogliare di pensieri che spuntano dalle pagine nutrirà le menti, disseterà le bocche aride di sapere fino a trasformare semplici esseri in sapiens consapevoli. Ecco quindi la grandissima responsabilità dello scrittore: lui influisce su quello che siamo.

Joseph Conrad lo sapeva, e se ne lavava le mani:

“Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore.”

Aveva troppe aspettative, sia chiaro. Il lettore ha anch’esso delle responsabilità: le scelte di lettura, l’interpretazione del testo, l’applicazione degli insegnamenti nella vita reale, ma quello che non gli si può imputare è la responsabilità di quello che sta leggendo.

Nel testo di lettura, romanzo, opera, poesia, dentro al libro insomma – ecco dove si cela la vera responsabilità. Le parole scritte sono il fardello dello scrittore. Esse contengono la sua essenza, le sue motivazioni più intime. Ma cosa ce ne facciamo di altre motivazioni, di altre essenze, di altri io quando abbiamo già i propri da gestire?

Non è nel racconto dei propri guai che sta il genio dello scrittore, ma nel trasmetterci un messaggio attraverso di esso. Quale messaggio? Questo sta a noi capirlo, ecco cosa intendeva Conrad poc’anzi. Ma il messaggio ci deve essere.

Emancipazione. Crescita. Orizzonti spalancati. Filosofia. Morale. Bellezza, persino fino a se stessa, la bellezza non necessita d’altro. Coraggio. Domande. Risposte.

“Scrivere bene significa quasi pensare bene, e da qui ci vuole poco ad arrivare ad agire bene. Ogni costumatezza, ogni perfezionamento morale proviene dallo spirito della letteratura.”

“Lo spirito della letteratura” – che nobili parole usava Thomas Mann nel descrivere gli effetti della scrittura! Perché è di letteratura che parliamo quando definiamo qualcuno come scrittore, anche se oggi c’è molta confusione nell’usare questi termini. No, non tutti i libri sono letteratura e no, non tutti quelli che scrivono sono scrittori.

“Quando uno non riesce in nessun’altra cosa, di solito si mette a scrivere.”

William Somerset Maugham

Il compito della letteratura è di migliorare la società. Il compito dello scrittore è di migliorare la letteratura.
Guardiamoci dentro. Leggiamo meglio. E, soprattutto, scriviamo meglio!

Annabelle Lee

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

7 pensieri su “La responsabilità dello scrittore”

  1. scrivere , delle volte vuol dire raccontare e…raccontarsi ma, il raccontarsi deve necessariamente coinvolgere il lettore affinchè la tua storia diventi la sua , affinchè il tuo concetto renda il tuo lettore analitico e costruttivo… Tu scrittore ti metti in discussione mentre liberi la tua anima da un peso che non riusciva a stare più chiuso nell’immensità del tuo pensare… chi legge deve farsi carico del tuo comunicare e, se non riesce a capire questo beh… è meglio che cambi scrittore, la responsabilità non è tua… condivido quest’ultimo pensiero… ma in positivo

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      1. si ma tu quando scrivi lo fai con tutta te stessa, lo fai per te stesso , lo fai per liberare spazio ai tuoi sentimenti rinchiusi in un sarcofago chi sa da quanto tempo… il mettersi in discussione non è voluto… è provocato e tu che scrivi a volte nemmeno te ne accorgi, non lo fai volutamente no? Ecco che dico perciò che , chi legge deve farsi carico del tuo comunicare e, se non riesce a capire questo beh… è meglio che cambi scrittore, almeno io scrivo per me stesso… non cerco l’affermazione , quella è cosa che viene spontanea… spesso mi sento dire che quello che scrivo è il vissuto di chi legge… questo è stupendo perchè vuol dire non che io sia stato bravo ma chi legge ha saputo fondere due realtà parallele eviverle come unico viale…come se fosse il suo…

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      2. Scrivere per se stessi è spesso molto produttivo, non si hanno inibizioni o retro pensieri compromettenti, quindi il risultato può essere ottimo.
        Le ragioni della scrittura possono essere tuttavia varie: si ha qualcosa da dire, si vuole affrontare un aspetto della vita da un punto di vista inedito, si scrive, appunto, per se stessi… Ma qualunque sia la ragione, interrogarsi sul contenuto (anche solo intimamente) è parte del processo creativo che, la storia della letteratura insegna, difficilmente può essere improvvisato.

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