Le famose sconosciute. Florence Nightingale

Florence Nightingale, la signora con la lanterna

Chi non ha mai dovuto ricorrere alle professionali cure di un’infermiera?

Io ne ho usufruito diverse volte e tutte mi hanno lasciato un ricordo dolce, di cura, di competenza.

Ma ciò che appare scontato, naturale, semplice, in verità deve le sue origini a una donna intraprendente, intelligente, intuitiva, con un grande spirito altruistico: Florence Nightingale.

Florence è nata nel 1920 in una famiglia londinese molto ricca. Avrebbe potuto godersi il suo status e dimenticarsi delle bruttezze del mondo, ma l’impulso all’aiuto fu più forte. Come forte era il suo carattere.

Il padre fu pioniere dell’epidemiologia, e questo può spiegare forse la confidenza della donna con il mondo dei malati. Ma la rigidità della madre, appartenente alla élite borghese britannica, che osteggiò la scelta della giovane in tutti i modi, sarebbe potuta risultare un contraltare vincente.

E invece no. Rifiutò addirittura, sempre contro il parere della madre, il matrimonio con un suo storico corteggiatore, Richard Monckton Milnes, pur di non veder bloccati i suoi sogni.

L’amore doveva essere grande in questo politico e poeta, diventato poi pure Lord, che nonostante il rifiuto divenne negli anni il suo maggior sostenitore.

E che capì quanto per Florence fosse più importante seguire la propria strada, invece che adeguarsi alle aspettative della società di quell’epoca, che per una giovane del suo ceto prevedevano il matrimonio e la maternità. Ruoli a cui lei abdicò proprio per non vedersi ostacolata nei propri progetti.

Nel 1845 Florence intraprese una professione che non era affatto stimata, anzi: nei campi militari le infermiere erano assimilate alla vivandiere (e comunque… in zona di guerra qualsiasi ruolo è da ardimentosi. E senza cibo non si combatte), ma l’impulso alla cura di persone malate e indigenti fu molto più forte della gratificazione personale.

Da quel momento la sua vita è costellata di incontri formidabili con personaggi che l’hanno accompagnata nella sua missione. Senza dimenticare il padre che, illuminato, le concesse una rendita di 500 sterline annue (paragonabili agli attuali 40.000 euro) per permetterle di seguire la sua vocazione senza ansie economiche.

Dalla Crimea, dove ricevette il nomignolo di signora con la lanterna, e dove assicurò ai reparti ospedalieri alti livelli di pulizia e di ricambio d’aria, apportò grandi miglioramenti al sistema fognario, per evitare il ristagno di liquami infetti, ed evitò il sovraffollamento dei luoghi di degenza per contenere i contagi, in Turchia, dove con 38 donne fu l’antesignana creatrice del corpo infermieristico moderno, Florence approfondì l’arte dell’assistenza infermieristica, notando le debolezze del sistema usato, la scarsità grave di medicine, igiene e aria, la noncuranza del personale addetto e soprattutto delle autorità. Fece tesoro dell’intervento di medici competenti che con innovativi interventi bloccarono l’emorragia di morti tra i soldati feriti in modo grave.

Non si fermò davanti agli ostacoli. Non si fermò davanti allo scherno di chi vedeva le sue indicazioni inutili e perdite di tempo.

Non dimentichiamo che, nonostante le raccomandazioni di Ippocrate, i medici non tenevano in gran conto l’igiene, almeno fino al XIX secolo. Nelle cliniche in cui coesistevano studio e pratica, i medici si davano appena una pulita alle mani dopo aver fatto un’autopsia per poi procedere con un parto. La percentuale di mortalità infantile e delle puerpere non era certo insignificante come oggi (almeno nei Paesi cosiddetti civilizzati).

Ma mentre Ignaz Philipp Semmelweis, a metà Ottocento, fu ripudiato dalla comunità medica per aver notato che le donne e i bambini morivano per la trasmissione di germi trasportati dalle sale autoptiche, e che era necessario procedere a una pulizia antiseptica delle mani per abbassare il numero di decessi, grazie alla sua forza e determinazione Florence Nightingale invece ottenne attenzione da tutti coloro che collaboravano con lei.

Si può dire che i suoi accorgimenti siano i padri dei moderni sistemi di controllo dell’infezione.

Fondamentale affinché le cure chirurgiche prestate non vengano vanificate da sepsi.

Un’intuizione che mi lascia sbalordita, non per l’eccellenza in sé, ma perché è “sorta” in una donna che non aveva bisogno di lavorare, di pensare. Anzi: in una donna in un’epoca a cui le donne non era facile pensare per cambiare.

Negli anni tra la sua decisione di diventare infermiera e la partenza per la Crimea, visitò istituti all’avanguardia nella prestazione di cure mediche e di assistenza ai malati, assistette le autorità nelle legislazioni a supporto dei poveri, e scrisse libri che sarebbero stati pubblicati soltanto postumi.

Tornò in patria, acclamata come eroina, nel 1857, purtroppo preda di febbri, per cui soggiornò in isolamento autoimposto in un hotel. Fu una quarantena rigidissima, non volle ricevere nemmeno la madre e la sorella.

A proposito: la sorella si chiamava Parthenope. Le due giovani avevano visto la luce in Italia: la prima a Firenze e la seconda a Napoli. Da qui i nomi evocativi…

Una volta a Londra la Regina Vittoria la coinvolse nella costituzione della Royal Commission on the Health of the Army. Essendo donna non poteva aspirare a una nomina ufficiale, ma fu lei a scrivere il Rapporto Finale della Commissione, e grazie a quel dettagliato e monumentale lavoro, la sanità militare venne rivoluzionata, e molti ospedali furono costruiti seguendone le indicazioni.

In suo onore, mentre era ancora in Turchia, venne istituito il Nightingale Fund, per la formazione delle infermiere.

Negli anni successivi non smise mai di approfondire la professione, di divulgarla, di ampliarla.

Formò le donne che ne sarebbero diventate pioniere in varie parti del mondo.

Morì nel 1910, a 90 anni, anche se fin dal 1896 si trovò confinata a letto. Novanta anni impegnati nella cura degli altri, e nel miglior modo di farlo.

Una doppia valenza, quella d’amore e di conoscenza, che dona alle azioni delle persone la qualità di eroismo.

Dovrei scrivere ancora pagine e pagine di storia legata a questa donna, caparbia e indipendente, femminista senza spregio di genere, parlare dei riconoscimenti, degli onori, delle iniziative che le furono dedicati, ma mi fermo qui, con un ringraziamento a lei, e a tutti gli angeli, suoi ideali figli, generosi e spesso allegri, spesso rassicuranti, spesso burberi, che giorno e notte si prendono cura di chi non può farlo da solo negli ospedali, nelle cliniche, a domicilio, per la strada in un camper attrezzato, dentro a un’ambulanza.

Grazie.

Loredana Conti

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...