La protesta del pane e pomodoro

Montalban, grande scrittore catalano, ispiratore di Camilleri, nei suoi romanzi ci delizia intelletto e palato (almeno quello immaginario) raccontandoci, tra un omicidio e l’altro, tra un’indagine e l’altra, cosa amano mangiare i suoi personaggi (il più famoso: Pepe Carvalho, un investigatore privato sui generis, fascinoso e comunista. Cinico. E ovviamente gourmet).

Ricette particolari, intriganti, alcune irrealizzabili qui in Italia per problemi di approvvigionamenti, tuttavia divertenti da leggere.

Si sa: chi sa scrivere rende affascinante anche il biglietto del tram.

Per la gioia di chi ama sperimentare in cucina seguendo le orme dei propri eroi, le ha raccolte in due libri: “Ricette immorali” e “Le ricette di Pepe Carvalho”.

Dal primo prendo l’osanna al pane e pomodoro:

“È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro è un passaggio fondamentale dell’alimentazione umana. Piatto peccaminoso per eccellenza perché comprende e semplifica il peccato rendendolo accessibile a chiunque. Piatto peccaminoso in quanto può significare un’alternativa a tutto ciò che è trascendente, a tutto ciò che è pericolosamente trascendente, se diventa cultura della negazione.

Non fate la guerra ma pane e pomodoro.

Non votate per la destra ma mangiate pane e pomodoro.

No alla NATO e sì al pane e pomodoro.

Ovunque e sempre. Pane. Pomodoro. Olio. Sale.”

E cosa c’è di immorale in pane e pomodoro? Ma come! La protesta. La protesta contro l’omologazione. Contro la perdita dei valori semplici e immediatamente fruibili. La protesta contro il sentirsi obbligati all’appiattimento del gusto.

Perché a ben sentire, forse anche solo nelle sfumature di sapore, sarà improbabile mangiare un pane e pomodoro sempre identico a sé stesso.

Perché pane e pomodoro è fatto di cibo vivo, vibrante e ricco. Eppure è economicamente democratico.

E tutto questo oggi è immorale, dato che la moralità, o meglio: il moralismo imperante ci chiede di abbracciare cibo morto, firmato e soprattutto filmato nelle infinite trasmissioni televisive culinarie.

Se è vero, come dice il proverbio cinese, che “mangiare è uno dei quattro scopi della vita… quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo”, allora imponiamoci di restituire vigore a ciò che inseriamo nel nostro corpo, visto che il fine principe del mangiare è tenerlo vivo.

Ed ecco la ricetta:

  • pane fatto con farine ricche, possibilmente biodinamiche e integrali, lievito madre, acqua di sorgente (e qui qualche indicazione ce la dà Maurizio De Giovanni, napoletano, anche lui esperto di cucina e mago della penna, che al pane dedica “Pane per i bastardi di Pizzofalcone”, in cui tiene a precisare che la qualità dell’acqua, per la sua buona riuscita, è fondamentale. Ma a Napoli l’acqua deve avere qualche molecola magica, perché a essa pure il caffè deve la sua fama – meritata – , almeno secondo voci di corridoio);
  • pomodori biologici coltivati in zone lontane dai territori più inquinati, possibilmente lontanissimi dalla Terra dei Fuochi, a milioni di km di distanza da quelli in cui avviene lo sfruttamento degli extra comunitari;
  • olio extra vergine d’oliva, puro, brillante come oro, con sfumature di smeraldo, denso e prezioso;
  • un pizzico di sale, marino, semplice, magari grosso, da macinare al momento dell’uso.

Vogliamo esagerare? Ma sì! Se dobbiamo essere immorali allora tanto vale esserlo in grande: sulla nostra meravigliosa fetta spolveriamo del basilico spezzettato con le dita, possibilmente coltivato sul nostro balcone.

E chiudiamo gli occhi al primo morso: riusciremo a percepire il sapore del sole. Molto immorale.

P.s.: Montalban, scomparso qualche anno fa (ahimè!, certo per lui, dato che non era molto anziano, e per me, dato che ho letto tutti i suoi libri ed è triste sapere che non ne avrò altri da leggere), per immorali intendeva altro, ma sono certa di trovarlo d’accordo sulla mia interpretazione aggiuntiva. Chi volesse sapere il suo intento, si compri il libro.

Loredana Conti

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

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