Le famose sconosciute. Sofonisba Anguissola

Questo è il racconto quasi felice di una delle prime donne famose nella storia dell’arte. Sofonisba Anguissola – la pittrice che ha quasi vinto i pregiudizi dell’epoca, elevandosi quasi al di sopra dei colleghi maschi.

Troppi quasi, dite? Lo so, ma siamo nel ‘500, essere donna è quasi una sfortuna.

Sofonisba Anguissola. Già il nome è bellissimo. Prima di sette figli (di cui un maschio) di Amilcare Anguissola e Bianca Ponzoni – entrambi di nobili famiglie di Cremona -, Sofonisba ebbe da piccola la possibilità di studiare letteratura, pittura e musica, grazie a un padre amante dell’arte e disegnatore dilettante. Lui andrò contro corrente, facendo studiare le figlie, e tutte ebbero discreti risultati in campo artistico, dimostrando ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – l’importanza della famiglia nell’educazione dei figli.

Sofonisba invece si distinse da subito per le sue capacità pittoriche, continuò la formazione prima presso l’importante pittore Bernardino Campi, della scuola del Manierismo italiano e poi presso Bernardino Gatti (inflazione di nomi, a quanto pare). Tuttavia alla talentuosa artista fu negato lo studio della matematica, della prospettiva e dell’affresco, materie associate esclusivamente alle capacità maschili. Queste proibizioni obbligarono quindi Sofonisba a limitare la sua intera attività creativa a un unico genere pittorico: quello ritrattistico.


            Autoritratto 1556 Olio su tela

Un altro ruolo decisivo che il padre ebbe nella vita di Sofonisba, un ruolo molto attuale e che va moltissimo di moda oggi, fu quello di promotore. Più di cinquecento anni fa, Amilcare aveva capito l’importanza di promuovere il talento della figlia e lo fece con tutti i mezzi che aveva a disposizione. Che non erano pochi ( a differenza di quelli del padre di Artemisia Gentileschi, altro talento femminile indiscusso che arrivò poco dopo. Ma di questo parleremmo un’altra volta).

All’epoca, Cremona, di dominazione spagnola, era la seconda città dello Stato di Milano per richezza e importanza e il padre non esitò a parlare del talento della figlia a tutti quelli che conosceva – si conservano ancora le lettere in cui promuoveva Sofonisba al grande Leonardo. A differenza di quello che spesso accade ai giorni nostri, il talento di Sofonisba era vero e tutti ci misero poco per capirlo.


              Partita a scacchi 1555 Olio su tela

Persino il Vasari, dopo aver visto i ritratti di famiglia in casa Anguissola, notò la straordinaria somiglianza dei volti delle sorelle in “Partita di scacchi”, annotando in seguito:

“…tanto ben fatti che pare che spirino e siano vivissimi.”

Ma non fu solo la capacità di riprodurre i volti con fedeltà a far conoscere Sofonisba nel mondo dell’arte. Lei introdusse nuovi elementi nel ritratto, elementi che trasformarono la ritrattistica in pittura di genere: non si trattava più solo di dipingere la persona, ma la sua storia, i segreti che celava il suo volto, gli stati d’animo. La minuzia descrittiva con cui dipingeva elementi correlati alla figura ritratta – come un libro aperto, un medaglione – dava modo allo spettatore di percepire la personalità stessa del personaggio. Allo stesso tempo, Sofonisba dedicò molto tempo allo studio delle espressioni facciali come il riso e il pianto, espressioni poco utilizzate all’epoca nella ritrattistica.

Conosciuta nelle corti italiane ed europee, Sofonisba andò a Madrid dove conquistò i sovrani di Spagna grazie ai ritratti di Isabella di Valois e Filippo II che, impressionato dal suo talento, la ricompensò con una rendita annua di 200 scudi. A Madrid restò a lungo nelle grazie dei sovrani, facendosi riconoscere anche per le sue doti umane prendendosi cura delle figlie di Isabella dopo la morte di lei. Filippo le cercò persino marito per trattenerla più a lungo in Spagna, ma lei scelse invece Fabrizio Moncada, fratello del viceré di Sicilia, che sposò, trasferendosi a Palermo.

Cinque anni più tardi, il marito morì annegato in un attacco piratesco a Capri. Sofonisba gli rese omaggio dipingendo “Madonna dell’Itria” a cui il casato Moncada era molto devoto, una pala d’altare per la chiesa dell’Annunziata a Paternò. Si risposò un anno dopo, contro tutti e tutto, con Orazio Lomellini, un nobile conosciuto in un viaggio via mare per Genova.

Visse con lui a Genova per oltre trent’anni, ritraendo con grazia le famiglie aristocratiche della città e continuando a migliorare la sua tecnica ritrattista. Sempre più debole di vista, si ritirò col marito a Palermo, dove morì, ultranovantenne. Fu sepolta nella chiesa di S. Giorgio.

Prima di morire, ricevette la visita di un ammirato Van Dyke che la ritrasse in uno schizzo (oggi al British Museum), scrivendo poi di lei:

“Ho ricevuto maggiori lumi da una donna cieca che dallo studiare le opere dei più insigni maestri.”

Anton Van DyckRitratto di Sofonisba Anguissola 1624 Olio su tela

Nota Bene: Nonostante i vari apprezzamenti e il riconoscimento generale in quanto pittrice, in tutta la sua lunga carriera artistica, Sofonisba Anguissola non fu mai pagata in contanti. Doni e rendite sono state le uniche cose che ricevette direttamente, tutti i pagamenti documentati furono invece intestati ad Amilcare Anguissola prima e ad Asdrubale Anguissola – il fratello – poi.

Annabelle Lee

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

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