Le famose sconosciute: Colomba Antonietti

Colomba Antonietti: l’eroismo del cuore

A Foligno, su un cortile anonimo, si affacciano due finestre che vedranno l’inizio di una storia d’amore fatta di coraggio, altruismo, idealismo.

Colomba e Luigi, fornarina lei, conte lui, si innamorano e si promettono fedeltà eterna, sfidando convenzioni sociali e differenze di classe.

Tanto è l’amore provato che Colomba supera le proprie iniziali resistenze: lui presta servizio al Papa Re, e a lei questo papa Re proprio non piace. Ma tant’è: Luigi è bello, è conte, e la ama.

Non somiglia affatto a una colomba la nostra eroina (e poi vi dirò perché è un’eroina), a parte il tubare con il suo bel conte dalla finestra di fronte: bruna, capelli indomabili, neri, ricci e lunghi, sguardo veloce, intelligente, profondo. Bella. Si ha testimonianza di una caratteristica rara per quell’epoca: denti bianchi e regolari. Un sorriso da sirena.

Della colomba tuttavia ha l’innocenza: coerente con i suoi ideali e coerente con l’amore che prova, dimostrerà purezza di intenti fino al suo ultimo secondo di respiro.

Ma ha la volontà di un’aquila: si sposa con il giovane conte, Luigi Porzi, cadetto del Corpo di Guardia della guarnigione pontificia, contro il volere di entrambe le famiglie. Rischia tutto: affetti familiari e reputazione.

E non c’è ombra di opportunismo nella sua scelta: sa benissimo che lui potrebbe perdere i suoi privilegi di classe abbracciando lo scandalo.

Al loro matrimonio, celebrato in fretta e in segreto niente di meno che all’una di notte, partecipa soltanto il fratello di lei, Feliciano, che accompagna la sorella all’altare.

Ci son voluti due anni di pazienza e preparazione per coronare il loro sogno. Due anni che hanno visto il loro amore boicottato, osteggiato e anche minacciato da tutti. In cui lui finisce in galera per quindici giorni per aver minacciato con la sciabola lo spione che ha spifferato ai genitori di Colomba, facendole prendere due sonori schiaffi, i loro rari incontri clandestini, inseguendolo fin sul tetto di casa.

Dopo il matrimonio e una breve visita a Bologna dalla madre di lui, si trasferiscono a Roma, dove Luigi, non avendo chiesto l’autorizzazione militare al matrimonio, viene condannato alla reclusione a Castel S. Angelo e al dimezzamento dello stipendio, quest’ultimo poi revocato per intercessione di un prelato parente del giovane.

Ma la prigionia gli è lieve per le visite quotidiane della bella moglie.

La donna può stare con lui dall’alba al tramonto, e mi chiedo alla fin fine che razza di prigionia sia stata: due mesi all’interno di un posto meraviglioso, a passeggiare da innamorati.

Una prigionia dorata che tuttavia risveglia nei ragazzi il desiderio di libertà dall’oppressione e la fascinazione per gli sforzi verso l’indipendenza nazionale.

Una volta libero, Porzi, che da cadetto è diventato tenente, lascia il servizio pontificio e si arruola volontario al nord con le truppe del generale Durando.

E Colomba? Si taglia i capelli, indossa la divisa da soldato e si arruola insieme al marito.

Combatte con lui, nonostante le suppliche di Luigi e di altri commilitoni di non farlo, nonostante la ferma opposizione del medico Masi, suo parente, e generale di Garibaldi, ma lei risponde sempre: sono forte e non ho paura. Ho più paura di non sapere dove sta Luigi, che fa. E se gli succedesse qualcosa, io che vivrei a fare?

Segue con il marito le vicissitudini militari di quel sofferto e tuttavia eroico periodo storico, curando i feriti e combattendo, fino all’assedio di Porta San Pancrazio, dove, colpita da una palla di cannone, il 13 Giugno del 1849 muore tra le braccia del marito, dopo aver sussurrato “Viva l’Italia”.

Di questo ne parla persino Garibaldi, nelle sue “Memorie”:

«La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco.»

E le rendono onore anche Luciano Manara e lo svedese Hofstetter, a Roma nel momento in cui passa il corteo funebre che accompagna Colomba nel suo ultimo viaggio, come racconta Huch, ne “La difesa di Roma”:

«La bara era coperta di corone di rose bianche e dalla sciarpa tricolore. La musica militare suonava l’inno funebre dei martiri d’Italia Chi per la patria muor vissuto è assai. […] I due ufficiali salutarono commossi il feretro della loro eroica compagna d’armi, a cui tutta Roma rendeva il suo ammirato omaggio.»

Molti artisti le hanno dedicato un pensiero creativo.

Luigi Porzi, morto nel 1909, non si è mai risposato.

Loredana Conti

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

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