Le famose sconosciute. Zelda Fitzgerald

“Il Grande Gatsby” è il romanzo d’amore più bello del mondo. Fra quelli che ho letto, sia chiaro, e ciò riduce drasticamente la rosa dei candidati, me ne rendo conto.

Ne ho letti pure altri però: “Romeo e Giulietta (ok, non è un romanzo, ma vuoi mettere?), “Anna Karenina”, “Jane Eyre”, “Cime tempestose”, alcuni più moderni come “Norvegian Wood” e altri ancora che non mi tornano in mente, insomma: mille storie, un unico sentimento.

Erano tutte storie strazianti – anche se io non ho mai capito la disperazione dell’amore. Di certo non ho mai capito l’amore -, piene di pathos, di bellezza, storie passionali e appassionanti, piene di spunti riflessivi, di interrogativi e risposte.

Libri meravigliosi.
Amori indimenticabili.

Eppure quello che ho più nel cuore è “Il Grande Gatsby”. Perché? Non lo so neanch’io. Forse per la poetica distruzione di un uomo.

Mi sono spesso stupita della sbalorditiva capacità di FrancisScott di tracciare con tanta eleganza i contorni di un amore così totalizzante da renderlo sprecato. Il segreto sta nei personaggi, certo: Jay Gatsby, un uomo cieco d’amore e per questo irrimediabilmente solo e Daisy, effimera quanto il suo nome. Due mondi lontani fra di loro, incompatibili persino, eppure capaci di creare la perfezione di un amore sublime. Tutto merito di Gatsby che, l’ho sempre pensato, amava con un amore quasi femminile.

Ma non tutto merito di Fitzgerald, a quanto pare. O, meglio: non di un Fitzgerald uomo, ma di una Fitzgerald donna. Parliamo di Zelda Fitzgerald, moglie dello scrittore e scrittrice a sua volta. O forse persino prima di lui, considerando che quando lo aveva conosciuto lei sapeva già ballare, dipingere e – cosa fondamentale – scrivere, a detta di molti critici, persino meglio di lui.

Coppia d’oro dei ruggenti Anni ’20, vivevano sopra le righe: belli, talentuosi, lui travolto dall’immenso successo del suo romanzo d’esordio “Di qua dal Paradiso” e lei a rappresentare l’incarnazione dei personaggi femminili del marito.

Si fa presto a capire che la storia non avrà un lieto fine.

Quello che abbiamo impiegato molto di più a capire invece è la vera storia di Zelda, che era talentuosa sì, ma completamente schiacciata dalla cultura maschilista dell’epoca. Gli studiosi odierni stanno rivalutando non solo le capacità creative di Zelda, ma anche le ragioni che portarono al veloce declino di questi due artisti che fece sparire lui, alcolizzato e tisico a quarantaquattro anni, e lei, otto anni dopo, schizofrenica in un insistito per malattie mentali andato a fuoco.

Alla luce di recenti ricerche e in seguito al ritrovamento di varie lettere inedite fra i due coniugi, la realtà che si delinea non solo definisce Zelda come musa dei personaggi femminili del marito, ma anche come autrice stessa di lunghi passaggi da lui trafugati e usati nei suoi capolavori. Pagine e pagine di appunti, taccuini e diari, tutto pubblicato dal marito nelle sue famose opere senza mai neanche nominare Zelda che, fragile e incapace di reagire, precipitò inesorabilmente in una instabilità mentale che la portò alla follia.

“Lasciami l’ultimo valzer” è l’unico romanzo da lei pubblicato, ma ora so che ogni volta che leggerò il nome Fitzgerald su una copertina lo farò pensando al talento di Zelda.

Annabelle Lee

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

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