L’amore ai tempi di San Valentino Non è un’epidemia, state sereni.

love-3134063_1920Siamo giunti al giorno del cioccolato per eccellenza, dopo Pasqua e Natale: San Valentino.

La festa degli innamorati di fatto o per sempre. I più pragmatici si accontentano di un “finché morte non ci separi”.

Io evito di pensare, di vedere e di soffermarmi di fronte a cotanto rosso e cotanti cuori e cotanto ammmore.

Non voglio tediarvi con le solite frasi sarcastiche sul sentimento più sfruttato del mondo, dei tempi e dalle persone. Penso che siate in grado di vederlo da voi, di arrivarci da soli.

A cosa?

Massì, al fatto che rose, cuori e sorrisi non rendono l’amore ciò che è in realtà. E nemmeno le tragedie greche né i tormenti alla Shakespeare né tutte quelle scemenze del “ti amerò per sempre, nonostante tutto, nonostante te, nonostante me…”. Se ami nonostante, non fracassare i timpani con le lagne. Ama, odia, fai ciò che vuoi, ma stai zitto. Al mondo ci sono già abbastanza eventi drammatici e dolorosi. Evitiamo? Grazie.

Va bene, va bene.

Avete ragione. Avevo detto che non mi sarei soffermata.

Passiamo oltre.

Vorrei però spiegare perché non sono una donna romantica, e fate finta di essere interessati, per cortesia!

Un tempo, non molto, addietro ero una ragazzina romantica che sognava l’amore del quale leggeva nei romanzi e che i film e telefim confermavano giorno dopo giorno.

Adoravo i bad boy: belli, tenebrosi, antipatici, stronzi, irraggiungibili. Ecco, appunto.

Se sono antipatici, stronzi e irraggiungibili che hanno di bello? Ah, io li avrei salvati con il mio charme, la mia bellezza e li avrei fatti capitolare ai miei piedi rendondoli felici e soddisfatti.

Peccato che ero una ragazza normalissima, piuttosto timida e pigra.

Crescendo un po’, non molto in verità, ho cambiato rotta e perdevo la testa per i ragazzi belli (ok, questo è un minimo comun denominatore, fatevene una ragione), solari, leader e amiconi di tutti. Di tutti tranne della sottoscritta che faceva parte dei nerd, degli emarginati sociali e che li avrebbe fatti sfigurare.

Ma io non ero conscia del divario (immaginario, lo so) che ci separava e, sempre sulla base delle frequentazioni libresche e filmesche di cui sopra, ero convinta che il lui di turno avrebbe amato il mio essere così diversa.

Certo. Figuriamoci se non aspettava altro.

Ma questa è l’adolescenza che dovrebbe forgiare il carattere e delineare la consapevolezza del sé. Solo che non sempre funziona.

Ci sono persone che rimangono impantanate in questi stereotipi immaginari e ci sguazzano tormentandosi tutta la vita.

Persone, donne ormai, che non hanno idea di cosa sia l’amore e lo cercano in modo sbagliato e in luoghi altrettanto erronei.

Non esiste un amore così distorto. E se anche esistesse, sarebbe circoscritto alla vostra mente.

In un rapporto di coppia mediamente sano manca la perfezione, abbondano gli scontri e rinascono gli incontri tra due persone che imparano ad amarsi ogni giorno tra le difficoltà e i sorrisi, tra le lacrime e il sesso, tra mille impegni e attimi di intensa intesa.

L’amore è come la vita. Non si sa cosa o come sia, lo si vive al meglio, e se finisce, se non ne vale più la pena, se ciò che era è stato solo un fugace interludio, lasciamolo andare.

Non ci sono ricette, poesie, romanzi, film o istruzioni d’uso e manutenzione. Ci sono solamente due persone che, più o meno consapevolmente, si sono trovate.

Ecco il motivo del mio mancato romanticismo.

Non mi serve la dichiarazione poetica quando ho qualcuno che mi comprende, mi sostiene e mi è accanto ogni giorno. Non mi servono le rose e i cioccolatini (beh, sui cioccolatini non ho ancora le idee chiare, ma ci sto lavorando) quando ho la cena nel piatto e la stanchezza che mi travolge.

Sono i gesti a fare la differenza. I semplici gesti quotidiani a rendere l’amore poesia. Il resto è bello, dolce, scenografico, ma assolutamente non essenziale.

Giorgia

Pubblicato da

Blogentheos

Leggere è cool.

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