L’autunno visto dal treno

Culla pensieri e pene, il treno. Ci pensa l’autunno ad avvolgerli di malinconia, nonostante il sole che si alza pigro su cime di faggi rossicci.

La brina biancastra esala fumi brumosi, fumi che insinuano abbracci non richiesti sul mondo dormiente, infestandolo di silenzi contemplativi e accettazione del fato.

Vorrei allungare la mano e posare le dita sulla foglia arrugginita dal sole, i polpastrelli che scivolano sulle gocce di mattino a spezzare il bagliore cangiante dello spettro colori… Un gesto inutile in una giornata qualunque.

La tela del ragno scintilla di luce, il cavallo espira nebbia da narici carezzevoli, l’alba è lenta, il treno veloce, la meta vicina, ma sempre sbagliata.

Annabelle Lee

Sul lago

Inseguo instancabile
L’accecante bagliore
Riflesso sull’acqua
Scintille di luce
Accendono la liquida seta
Ingannano la vista
E guariscono lo spirito

La barca leggera
Scivola muta
Su cristalli sciolti
Fumante si alza
Una tiepida caligine
Che avvolge il lontano
Di misterioso stupore

Il remo si abbassa
Gorgoglio sommesso
Si rende compagno
Di eccelsa solitudine
Non so trasformare
Quello che sono
In quello che è.

Annabelle Lee

La serietà leggera

Facendo zapping sulla tv (attività che riempie di gioia il mio lui) mi è caduto l’occhio – o forse dovrei dire l’orecchio – su una frase detta da un anziano giapponese che sembrava stesse iniziando una giovane europea. Iniziarla a cosa non ve lo so dire, perché mentre l’orecchio mi cadeva sulla frase, l’occhio faceva lo stesso con l’angolo sinistro dello schermo e lì compariva la scritta XXX. Ma è stato solo un attimo, avevo già cambiato canale.

Quello che invece mi è rimasto impresso è stata la frase di cui voglio parlarvi, frase rivisitata da me perché non la ricordo con precisione (a quanto pare, il binomio saggezza/lussuria mi aveva stordito):

“Tratta i problemi seri con leggerezza e quelli piccoli con serietà.”

Magari è una frase famosa detta da qualche Osho e no, non ho fatto alcuna ricerca su Google per scoprirlo, preferisco vivere nell’incertezza dell’immaginato. Fatto sta che è la prima volta che la sento.

È una frase molto semplice. Un consiglio, per la precisione, un insegnamento. È anche una frase breve, bella da ascoltare. Nella sua brevità racchiude un paio di parole chiave magistralmente usate per creare due concetti complessi.

I problemi seri. I problemi seri sono da sempre grattacapi non indifferenti. Creano ansie, stress, preoccupazione e altre emozioni poco gradevoli. Tutti vorremmo farne a meno, evitarli per quanto possibile e ciò è del tutto naturale. Naturali però sono pure i problemi seri, pare facciano parte della vita. Il consiglio dunque non è su come evitarli, ma su come affrontarli. Con leggerezza. Atteggiamento molto zen, difficilmente raggiungibile da noi comuni mortali inghiottiti da situazioni più grandi di noi.

Eppure trovo il semplice/complesso consiglio validissimo. Se solo si sapesse come applicarlo. Ma passiamo alla seconda parte, più semplice. Forse.

I piccoli momenti. I piccoli momenti di tutti i giorni, anche non necessariamente intesi come “problemi”. Attimi scontati, una parola troppo sbrigativa a chi ci vuole bene, lo scocciarsi per un nonnulla. Sommersi infatti dai “problemi seri” di cui parlavamo prima, chi ha tempo – o semplicemente voglia – di star lì ad analizzare le piccole cose, a trattarle con serietà?

La vita scorre veloce, gli impegni si accavallano, il tempo non basta mai. Anche se troppo spesso ci si dimentica, la vita è fatta di piccole cose, appunto. Sarebbe bello dar loro il giusto peso, trattarle con serietà, renderle importanti ai nostri occhi. O ai nostri cuori.

Perché le cose che diamo per scontate non lo sono mai.

Annabelle Lee

Il giusto equilibrio.

No, non so quale sia. Come cosa? Il giusto equilibrio, no?

È solo un titolo che funge da promemoria: Ricordarsi il giusto equilibrio! Ma del resto non so come si fa.

L’argomento di oggi è l’ambizione. Una caratteristica molto producente se si riesce a stare nel titolo. Altrimenti, da qualità diventa velocemente difetto. Uno non può mai stare tranquillo, lo so.

Guardandomi intorno – io no, non sono provvista di tale forza – noto che c’è una discreta campagna di supporto nel coltivare l’ambizione:

Se non smetti di lottare per quello in cui credi, alla fine ci riuscirai!

dicono

Restare focalizzati sui propri obiettivi ti avvicinerà a loro!

oppure

Non fermarti al primo ostacolo, continua a proseguire verso quello che sogni!

Tutto molto bello e giusto. Non fosse per quella piccola domandina che continua a girarmi in testa. Inseguire i sogni, centrare gli obbiettivi, raggiungere lo scopo – a che prezzo?

Non fraintendetemi, avere idee e lottare per realizzarle è sempre positivo. Il mio piccolo dubbio si palesa in quelle situazioni persino troppo comuni in cui l’obiettivo da raggiungere è talmente lontano o così ambizioso da richiedere non solo sacrifici, ma anche parecchi compromessi.

Quando sulla strada del successo si perdono pezzi di cuore.

Quando per arrivare in alto si calpestano i sentimenti.

Quando si è concentrati sulla meta e si perde il viaggio.

Quando si arriva lontano e si realizza che tutto quello che contava davvero è rimasto lontano.

Quando si raggiunge lo scopo e ci si rende conto che non era poi così importante.

Annabelle Lee

Preghiera

Lasciatemi vivere
Sotto un cielo aperto
Di orizzonti e limiti
Indefinibili

Lasciatemi crescere
Sotto papaveri cremisi
Che piovono petali
E ragioni di vivere

Lasciatemi stendere
Sul mare eterno
Di sole risposte
E verità

Lasciatemi piantare
Le immense ali
Che potranno portarmi
Al di là di me stessa

Lasciatemi respirare
L’intrinseco io
Che ancora non so
Di essere.