“Ogni cosa è illuminata” di Jonathan Safran Foer

“OGNI COSA E’ ILLUMINATA” di Jonathan Safran Foer.

di Roberta Jannetti

Il grande dramma degli ebrei, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato raccontato mille volte e più da tantissimi autori. Ogni volta questo argomento ci lascia l’amaro in bocca. Jonathan Safran Foer riesce ad essere scanzonato, divertente pur trattando un soggetto così delicato.

“Ogni cosa è illuminata” collega varie storie che sembrano confluire in un unico grande dramma. Da una parte c’è la ricerca autobiografica dell’autore di tracce sulla vita di suo nonno in Ucraina ai tempi della guerra. Dall’America, ricca e spensierata, all’Ucraina dal sapore antico. Come compagni d’avventura per questa documentazione, Jonathan, trova un ragazzo ucraino, Alexander, della sua stessa età, con suo nonno. Alexander parla l’inglese, mentre il nonno parla solo ucraino e non vuole saperne di quest’americano “strano” che si è rivolto a loro proprio per avere un aiuto “in loco”. Jonathan, organizzando il viaggio dall’America, si è affidato all’agenzia di viaggi del papà del ragazzo ucraino (“Viaggi Tradizione”).Ogni cosa è illuminata

@movie Everything is illuminated

Alexander Perchov racconta la parte della storia dell’incontro con Jonathan Safran Foer (il “grande scrittore” di cui Alexander ha sentito parlare). Narra il presente a modo suo con un inglese stentato e, spesso, incomprensibile (per inciso, bravo il traduttore italiano che è riuscito a dare l’idea della sintassi sgrammaticata di Alexander – nell’edizione oramai introvabile di Ed. Le Fenici Tascabili 2004):

“Così abbiamo complottato di pigliare l’eroe alla stazione di Lvov… Oh, ho detto io, allora è intelligente? No, il suo cervello è di bassa qualità. L’ufficio americano informa che telefona tutti i giorni e fabbrica richieste da tontolone che devono trovargli il cibo adatto”.

Jonathan parla della storia dei suoi antenati: vuole conoscere la vita di suo nonno prima che arrivasse in America. Per far questo vuole sapere chi sia Augustine, la misteriosa donna che salvò la vita al nonno. Il racconto parte da molto lontano: la trisavola di Jonathan. Una donna con poteri quasi soprannaturali: dalla sua nascita alla sua morte, tutto risulta inspiegabile:

“E la bambina? La mia bis-bis-bis-bis-bisnonna? Questo è un problema più complesso, in quanto ragionare sul come possa andare persa una vita in un fiume è relativamente semplice, ma come una ne possa avere origine…”.

La storia di Jonathan prosegue come la narrazione di una saga familiare; mentre la storia di Alexander diventa sempre più uno sfogo sulla sua vita infelice, sui suoi sogni e desideri irrealizzati e che probabilmente mai si realizzeranno. L’infanzia vissuta tra rimproveri e botte del padre, con una mamma poco presente e un fratellino più piccolo da salvare. Un nonno la cui storia si intreccia con la storia del nonno di Jonathan e quella di Augustine. La cronaca sempre più fitta e dettagliata con punte di alta drammaticità: della fine di un villaggio di ebrei ucraini completamente distrutto da parte delle SS e del miracoloso salvataggio di Augustine e del nonno di Jonathan e di Alexander.

Stilisticamente il libro è diviso tra i due diversi modi di scrivere di Alexander e Jonathan. Lo stile di Alexander è ampolloso con termini desueti: diventa scorrevole man mano che il racconto prende forma: in un immaginario corso di inglese del ragazzo ucraino che si auto corregge . Jonathan è fantasioso: fa uso di maiuscole per interi e lunghi periodi; canzoni, poesie; titoli di ogni paragrafo scritti in maniera ondulata. In ogni caso grande scioltezza del linguaggio: ancora più apprezzata data la difficoltà di lettura dei pezzi scritti da Alexander. L’uso di vicende buffe spezza le atrocità di alcuni punti: ad esempio la descrizione del cane per non vedenti (dal nome strambo di Sammy Davis Junior Junior) del nonno ucraino, che fa finta di essere non vedente, pur non essendolo.Ogni cosa è illuminata

@movie Everything is illuminated

“Ogni cosa è illuminata” val la pena di essere letto: proprio per le sue particolarità narrative, per il suo modo insolito di essere raccontato. Per il non rivelare subito la drammaticità della storia e il non sapere dove l’autore voglia farci arrivare.